... impariamo ad “elaborare” le emozioni negative scaturite dalle offese subite nel mondo “virtuale”, ma soprattutto nella realtà quotidiana, analizzandole ed affrontandole attraverso un forum... (Snakebite)
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Presentata in anteprima pochi giorni fa al BIF&ST di Bari, in cui ha ottenuto 15 minuti di applausi dalla platea entusiasta, la fiction “C’era una volta la città dei matti” andrà in onda il 7 e 8 febbraio su Rai Uno.
Il film per la TV, diretto da Marco Turco e prodotto da Claudia Mori, è incentrato sulla famosa legge 180, conosciuta anche come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra Franco Basaglia che di fatto la ideò. Grazie a questa legge, approvata in via definitiva nel 1978, si è concluso il triste capitolo dei discussi manicomi in Italia e del trattamento che in essi ricevevano i malati di mente.
Franco Basaglia è interpretato da Fabrizio Gifuni, diretto già da Marco Turco in “Vite sospese” nel 1998 e da registi del calibro di Ridley Scott e Gianni Amelio…
Radio Fuori Onda intervista Fabrizio Gifuni
[http://www.youtube.com/watch?v=H7L2GDHsZu8]
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RadioFuoriOnda
31 gennaio 2010
Il 7 e 8 febbraio, in prima visione su RaiUno la fiction su Franco Basaglia, il giovane psichiatra ribelle padre della legge 180 che portò allo smantellamento dei manicomi
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Scatti di scena
Le foto scattate durante le riprese della miniserie in onda domenica 7 e lunedì 8 febbraio 2010 in prima serata Rai Uno
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* Franco Basaglia, Wikipedia
* FrancoBasaglia.it
* Addio manicomi. Dove germogliano i semi di Basaglia
di Cristiana Pulcinelli
* Nel nome di Basaglia (http://www.ilfriuli.it/if/top-news/37156/)
E’ stata un successo l’anteprima della fiction “La città dei matti” che andrà in onda su Rai Uno
Un applauso lungo 20 minuti con una standing ovation per gli attori, ma soprattutto per i pazienti dei centri di igiene mentale che hanno assistito alla proiezione in prima nazionale della fiction Rai ‘C’era una volta la città dei matti”, dedicata allo psichiatra Franco Basaglia e presentata al Bif&st Fiction di Bari al Teatro Petruzzelli.
CLAUDIA MORI – intervista (C’era una volta la città dei matti) – WW...
[http://www.youtube.com/watch?v=PjHJLqk0XFo]
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Tutti pazzi per Basaglia
di Maria Grazia Giannichedda
ANNI ‘7′0
Il Manifesto, 05.02.2010
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sia chiaro: le istituzioni della psichiatria pubblica sono cambiate radicalmente in questi trent’anni e questo è uno dei non molti campi in cui in Italia si è realizzata una innovazione colossale, con la chiusura di centomila posti letto e la creazione di sistemi di servizi comunitari con posti letto in strutture di piccole dimensioni. Ma questa colossale innovazione è anche tale nel contenuto democratico che pure identifica nettamente la legge di riforma? Qui il discorso si fa più complicato. Il ciclo di innovazione che si è compiuto ha dato luogo a sistemi pubblici che sono assai diversi nei modelli organizzativi e nelle culture degli operatori, pur vivendo tutti sotto lo stesso ombrello della «Basaglia» ed essendone il frutto.
I vecchi attrezzi psichiatrici
Abbiamo così sistemi di servizi – quasi ovunque si chiamano dipartimenti d salute mentale (dsm) – in cui si può arrivare sino al 30% di trattamenti sanitari obbligatori sul totale dei ricoveri, sistemi in cui il servizio psichiatrico di diagnosi e cura (spdc) che si trova nell’ospedale generale ha sempre le porte chiuse e usa sistematicamente legare al letto le persone agitate con fasce ai polsi, alle caviglie e al petto. All’opposto ci sono gli «Spdc» che da qualche anno si sono raccolti in un «club no-restraint» poiché non usano mai né la contenzione fisica né la chiusura delle porte (su questa tematica era incentrata l’inchiesta del manifesto del 4, 12, 18 e 23 luglio 2008). Tra questi due estremi c’è una maggioranza di servizi che, anche se non sistematicamente, usano la contenzione delle persone e la chiusura. Difficile credere che queste differenze siano dovute a caratteristiche diagnostiche e culturali dei ricoverati. Più realistico credere che siano gli operatori, e soprattutto i loro dirigenti e amministratori, a interpretare diversamente l’ inviolabilità del corpo di una persona, il rispetto della sua dignità, la malattia, la cura, il recupero. O forse è più giusto dire che questi operatori, dirigenti e amministratori sono orientati, nelle loro scelte, più dalla difesa dei rapporti di potere esistenti che dalla volontà di cercare strade nuove per evitare che la cura delle persone sia pagata al prezzo dei loro diritti e che il bene della comunità possa essere realizzato attraverso l’esclusione di una parte dei suoi membri. Questo è lo scenario attuale: i vecchi manicomi sono stati fatti fuori, ci sono ampie dimostrazioni che «si può assistere la persona folle in un altro modo» ( lo diceva Basaglia in una conferenza in Brasile nel ‘79 ) ma le nuove istituzioni e le nuove leve di operatori non sempre riescono o vogliono fare a meno della cassetta degli attrezzi che la psichiatria aveva costruito in manicomio, su persone senza diritti e senza parola. Questo è il nodo di oggi, ed è oltremodo riduttivo rubricarlo come mancata applicazione della riforma o scarsità di mezzi… _________________ "Ciò che mi preme è comprendere. Se altri comprendono - nello stesso senso in cui io ho compreso - allora provo un senso di appagamento, come quando ci si sente a casa in un luogo" (Hannah Arendt)
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